Non so se sia necessario scrivere qualcosa riguardo all' impresa, o meglio, al piccolo traguardo raggiunto in Savoy.


E passato quasi un mese oramai, ma ripenso al venerdì ,appena giunti a Megève. 
Penso a Rocco e ad Antton che preparano una montagna di panini per il giorno a venire, ” perchè la giornata del sabato sarà lunga” dice Ortu, e gli crediamo, e quindi avremmo bisogno di cibo decente per alimetarci da Megève fin su a Sestrière. 
Cibo, sempre l'angoscia del cibo che sia buono, o almeno decente, visto che non possiamo mangiare il porco unto! Ed allora panini con prosciutto, pollo (salmone per i “quasivegani”) e non capisco perchè mescolati con la marmellata di mirtilli! sui primi ci è scivolato dentro anche del formaggio, ma poi viene tolto perchè non si mangia mai il formaggio mentre si pedala! Che sia leggenda o verità ancora lo ignoro, ma per la prossima missione preparerò il mitico Sandwich di Elivis the Pelvis!…… Che poi forse non solo questione di panini o cosa ci metti dentro, ma l'idea di di fare tutta quella strada angoscia un poco ed allora meglio essere pronti perchè qualsiasi piccola distrazione potrebbe essere l'origine di una cricca nel sistema
testa-corpo di noi ciclisti per caso! 
Panini a parte l'indomani, dopo aver dormito poco causa ” un dolce russare del mio compagno di stanza”, la sveglia ringhia alle sei.

Ortu si fà la doccia, così almeno parte pulito. Io penso che siccome suderò un pochino, di lavarmi non se ne parla proprio. La doccia sarà il premio di fine giornata, se ci arriveremo!
Con 4 ore di sonno, più 4 il giorno prima, non male direi, ma che differenza ferebbe se fossi riposato a dovere.
La missione và oltre il sonno. L'adrenalina e il peso del fallimento son sensazioni che ti tengono vigile. Stare 12 ore in sella (siamo stati troppo ottimisti!) è qualcosa che và oltre il riposare bene, oltre i dolori al ginocchio, oltre le bruciature del sole, và oltre le forature, trascende dal tutto. Personalmente vivevo la cosa come una prova. Non sapevo se avrei raggiunto Sestrière, ma sapevo ce ci avrei provato e che gli altri ci avrebbero provato con mè.
La sveglia è top, la signora dell'hotel, inglese trapiantata in Savoia da 6 anni ( per quello parlava bene inglese!) si è alzata alle cinque per prepararci la colazione. Baguette calda, Croissant appena sfornati, marmellate, miele, burro, uova, yogurt cereali…insomma un paradiso! Penso che quando l'abbiamo messa al corrente del giretto che volevamo fare, si sia sentita in obbligo di nutrirci a dovere come solo la mamma può fare. 
Partiamo col fresco e con due sacchetti di sandwich e barrette e integratori diretti verso il primo colle del giorno, Les Saisies, colle non troppo impegnativo, ma discretamente lungo, 15 km, l'ideale per riscaldare i muscoli e saggiare il terreno.
Difatti senza problemi arriviamo in cima e appiccichiamo il primo magico sticker sull' insegna del colle, ignari che da lì a poco l'adesivo sarebbe diventato il must have dei ciclisti più o meno serii, più o meno urbani, più o meno couriers, più o meno grafico-fotografi, insomma farò un post dedicato chiamato ” Il peso dell' Adesivo”…… L'adesivo in questione stranamente è l'unico attaccato alla tabella, speriamo che non ci arrivi una multa a casa! Mi veniva alla mente l'estate scorsa sulle dolomiti, che ad ogni passo o col che dir si voglia,  le indicazioni erano letteralmente coperte di adesivi di bikers, gruppi varii, associazioni, adunanze di comunità di qualsiasi folle cosa ti possa venire in mente, ecco eran tutti rappresentati dal loro bell' adesivo….. ahà les Italiens, n'y a rien à faire!  Cerchiamo di non perdere tempo e scendiamo subito a valle pronti per una nuova salita di 20 km, il Col de Roselend, che io penso essere la più dura del giorno in quanto ha la pendenza media più alta. 7% non è molto, ma non cado nel tranello che la savoy ha in serbo per noi e penso se sian meglio 9 km di salita al 12 % o 20 al 7%…insomma non lo so, ma avrò tempo per pensarci dopo, mentre siamo intenti a percorrere i 48 km di salita che da Bourg St Maurice conducono verso il col de L'iseran…si ho detto 48…. Ma ahimè, il primo screzio arriva nella discesa del Roselend.
Ortu che ha la foga di un ragazzino che veste troppo all' americana, che è un provocatore, sempre pronto a rilanciare la scommessa in gioco, sempre svelto nel dare consigli che nemmeno un vecchio potrebbe dare, Ortu  inciampa in un errore che avrà conseguenze fatali per il gruppo. Con l'intento di dare consigli preziosi, mi fà innervosire il Malatesta, che già dal cognome si capisce che non le manda a dire, un ciclista che si butta a testa bassa dentro la bagarre della salita e ci stacca sempre di alcuni tornanti, insomma il Malatesta si innervosisce nella discesa e decide di mollare la corsa. Ora questo fatto potrebbe essere trascurabile all'interno della narrazione, ma se si è in 5, con 160 km ancora da fare e 3 colli, direi che forse è un pò presto per perdere soldati preziosi del nostro piccolo peloton, anzi più che peloton sembriamo l'armata Brancaleone! Quindi ripartiamo in 4 con Ortu  ovviamente silenzioso e dispiaciuto per quanto è avvenuto. Il nervosismo ed il peso della missione a volte possono giocare brutti scherzi, tu pensi di dire delle cose utili ed invece i tuoi consigli hanno l'effetto contrario! Ad ogni modo nel vedere Ortu silenzioso mi sento in dovere di dirgli qualcosa, di dargli una pacca sulla spalla, così per …bho non lo so perchè, son cose che avvengono spontaneamente, non so forse volevo dirgli che mi dispiaceva per quanto era accaduto e che si, aveva probabilmente sbagliato ad incalzare il Malatesta. Insomma in quanto insignito del grado di capitano mi sentivo in dovere di trattare la mia ciurma nel miglior modo possibile, perchè mai come quel giorno sapevo che l'unione avrebbe fatto la differenza, di noi granari di noi stessi e, la cosa più bella, è stata sentire un grazie dopo un ora forse, un grazie butatto li quasi a caso, e detto tra i denti chiusi dall'orgoglio o tra la bocca aperta dallo sforzo e dall'arsura del sole che brucia. Fatto stà che ad un certo punto ad un altro rifornimento acqua/cibo/pastiglia di caffeina, Rocco reagisce e dice che continua, ma in solitaria, al suo ritmo…il che vuol dire che sulla strada verso L'iseran ci sorpasserà e raggiungerà la vetta in solitaria con Mick alla ruota che giocano a fare Pantani-Amstrong sul Mont Ventoux!  Che dire son contento che ci sia un tentativo di ricucire gli strappi, d'altronde  il ciclismo è fatto di fermate e di ripartite, per cui poco importa di quel che è successo ed è giusto concentrarsi su ciò che deve ancora avvenire. In cima all' Iseran il clima è fesco, freddo quasi, d'altronde siamo a 2770 metri, mica Monticello Brianza, qui le montagne non hanno pendenze impossibili, ma sono lunghe e snervanti perchè la vetta pare non arrivare mai anche se noi siamo arrivati….a metà strada.
Foto di gruppo davanti ai cartelli stradali per far venire la fregola ai petascioni ( forse Ortu ha già dichiarato sfida per la prossima Milano-Venezia…sicuro! ), rifornimento di panini ed acqua e giù che si scende per 35 km. di strada ne abbiamo macinata, ma dire che l'arrivo è vicino è un miraggio. Qui avviene una cosa curiosa che Mick nella discesa quasi centra una marmotta che attraversa la strada, solo che noi stavamo scendendo almeno a 60 km/h, ed io da dietro vedo la rotta di mick che incrocia quella della marmotta….strage schivata per 5 cm penso, ad ogni modo Mick continua a scendere con le cuffiette e della musica per caricarsi oscena, al limite dello spinning..almeno Ortu viaggia a southern rock… io più a southern confort!  Ad ogni modo scendiamo in 4 perchè qualcuno ha già dato troppo ed è contento così. Questa non è una resa, è solo un essere soddisfatti della strada fatta e dire ” ok ho dato” . Capisco che non è ancora il momento per mè di dire “ok ho dato”, la strada verso il  Mont Cenis è battuta dal sole e dal vento che ovviamente non spira dalla parte giusta, ma ci schiaffeggia, si fà burla di noi, e noi? e noi che facciamo? avanziamo ed io mi riempio di gioia si, quasi di gioia e ripenso alla lezione Fiamminga, alle Vlaanderen battute dal vento ed alle bandiere col Leone strappate dal troppo vento e penso anche a Johan Museeuw che scala il Kapelmuur ( guardatelo perchè fà impressione..poi verrà fermato per doping, ma capita…) ed il cuore mi si gonfia di eroismo e mi metto a ridere di questo venticello che prova ad arrestare la nostra corsa e mi metto a tirare per quel che riesco, pensando al pavè ed ai muur e al freddo e invece lì, nella strada verso il Mont Cenis c'è caldo, l'asfalto è buono e quindi avanziamo dandoci dei cambi più o meno regolari e chissà che musica aveva mick nelle orecchie…tipo roba da maranza e vento nei capelli, mi viene in mente il Cippo-Super-Mario, che lui di capelli se ne intendeva, e andiamo avanti a spingere fin che la strada non torna a salire e lì facciam gruppo io , Antton ed Ortu, perchè il Mick lamenta delle sensazioni crampose, già dal Col de L'Iseran, per cui si stacca un pochino, ed io no so perchè appena vedo uno che rallenta e resta indietro mi riempio di energie e mi verrebbe da andare su atutta ( tutto attaccato come solo Ortu può dire), ma so che il Sestrière è ancora lontano, lontano, lontano, per cui cerco di tenere un ritmo regolare, mentre ad ogni chilometro la salita sale dal 6%, al 7, all'8, al 9…comincio a demoralizzarmi, ma poi vedo che resta sul nove, per cui tengo duro e non penso a nulla se non a pedalare e a non sforzare i muscoli, si perchè il limite tra dolore muscolare e crampo è talmente vicino che si rischia di confonderlo e poi lui, l'uomo col martello, ti segue come la tua ombra…  Arriviamo al Cenisio io ed Antton, seguiti da Ortu e Mick, riempiamo le borracce, io mangio un altro panino, forse il panino numero 8 , ma non vorrei che fosse il 9, attendiamo un attimo, ci vestiamo e scendiamo prima che il freddo ci tolga le energie. Mi viene in mente quando a pochi passi dal Col de L' Iseran, Rocco era avanti a noi, sparito dietro le curve e Mick lo raggiunge e Rocco gli chiede quanto manca e Mick, come uno sciacallo della Savana ( o Savoia) gli risponde : poco duecento metri…..ma di dislivello! ha aha  al Malatesta quasi gli viene un soffio al cuore! E' incredibile come a volte basta poco per esaltarsi e pedalare bene e come sia altrettanto facile demoralizzarsi, ed andare in palla! A Vote bastano un paio di forature, a volte basta un km in più o solo l'idea che non hai del cibo o acqua con te, anche se poi non ti serve effettivamente, e ti blocchi, le gambe diventano di legno…..Fringale, così dicono i francesi quando per mancanza di cibo hai il crollo. A noi piace pensare che un misterioso uomo col martello appare, un amico che sempre ci accompagna in ogni dove, nemico invisibile che a volte si manifesta come Gesù, mito dei giorni nostri con il quale devi convivere e non puoi ignorare… e mi fermo qui perché  il racconto può perdersi nella storia. La lunga discesa che dal Mont Cenis ci porta fino a Susa è lunga quanto la salita, ma serve a far chetare l' uomo col martello il quale sembra ancora calmo e quieto. Io mi sento contento della giornata, Mick, l'uomo dei numeri, che dichiarerà durante il tragitto che a lui basta solo il tacchino, la maionese ed il garmin per vivere sereno, insomma Mick ci snocciola giù che abbiamo fatto 200 km e 6000 metri di Montagna con la M maiuscola, ed io dico bene, son contento, ma poi la felicità lascia spazio alla ” botta ” quando Ortu dice, bè dai siamo quasi arrivati  a Sestrierè allora…..allora un cazzo! Insomma nemmeno il tempo di gioire che ci rimettiamo in marcia, ed io mi prendo due enervit di zuccheri istantanei, perchè so che ne avrò bisogno. Pedaliamo verso Sestriere e nemmeno il tempo di fare due curve che un tizio in mezzo la strada coperta di segatura ci dice di stare attenti che è appena morto uno proprio lì dove c'è la segatura, perchè ha fatto un incidente e si è scontrato con una macchina….bè questi ultimi chilometri si preannunciano interessanti lungo la statale tremenda, dove “fine” è una parola da abolire dal vocabolario, il falso piano che sembra piano, ma di piano qui c'è solo la nostra andatura. D'altronde ancora 1500 metri di dislivello ci separano e 25 km…che al primo segnale stradale diventano 45 e noi in fila indiana muti come ad un funerale, avanziamo per la val di susa, ed io provo a parlare a dire qualcosa, ma Ortu non sorride, e nemmeno Antton……ed inizio a preoccuparmi perchè per me parlare è una questione di sopravvivenza, se non riesco a tenere alto il morale cosa altro posso fare? Il pedalare in silenzio e con le forze al limite è impegnativo, è più facile cercare di sorridere anche se c'è poco o niente da ridere e da lì a poco il buio sopra di noi. 
Provvidenziale è l'incontro con un ciclista locale, uno che abita in fondo alla valle a Besana e che si fà la strada tutti i giorni quasi per andare al lavoro in bici. Ecco lui è il Messia che allontana ancora l'ombra dell'uomo col martello, ed allora gli racconto da dove veniamo, e lui ci dice che si vede che siamo più morti che vivi e ci incoraggia dicendoci che non dobbiamo preoccuparci perché la stada è tutta così in falso piano che sale e poi scende, ma oramai e tutto in salita per noi. Preso da spirito giornalistico gli chiedo cosa ne pensa della TAV e lui mi dice che è contento, che tanto la Val di  Susa è sempre stata una zona di passaggio, che già c'è la ferrovia e l'autostrada e che comunque le montagne in altro non verranno toccate….. bè l'opinione di un local è importante, e và tenuta in considerazione anche quando ti dice che gli ultimi 12 km prima di Sestrière sono impegnativi, finalmente qualcosa di impegnativo! Poi ci lascia e ci dice che è in ritardo e che moglie e figli l'aspettano per cena, quindi aumenta il passo e sparisce….a ripensarci forse è stato un miraggio e noi siamo nel limbo ed avanziamo, passiamo alcuni ristoranti/pizzerie a bordo strada e per fortuna non sentiamo odore di cibo, altrimenti è la fine! I segnali stradali sono cosparsi di croci celtiche e svastiche, simboli forti ed allo stesso tempo inquietanti, ma forse inquietano solo me, perchè Ortu è concentrato ed Antton pure. Iniziamo a vedere i segnali Sestrière, la meta è vicina, ma non c'è scritto quanto manca, e pensiamo che siamo fortunati a non avere un garmin che ci dice quanto dislivello manca o quanta strada dobbiamo ancora fare, perchè sarebbe sicuramente più di quella che noi siamo in grado di percorrere, per cui avanziamo alla cieca e la strada è il nostro alfabeto Braille che dice sempre la stessa cosa: pedala!
La strada sale, ma non può salire per sempre, Ortu annaspa, io chiacchero un pò con Antton, ma Antton annuisce, dice solo “ecco”, per cui stò zitto e pedalo….poi vediamo una torre bianca in lontananza, torre che Ortu è convinto di aver visto a Sestrière, per cui non manca molto. Per fortuna perchè il crepuscolo stà lasciando spazio alla notte, e pochi lampioni illuminano la strada..vedo un cartello marrone e vorrei sprintare, ma che senso ha sprintare ed arrivare prima di due metri. L'importante è arrivare e noi siamo arrivati. Attacco l'adesivo sulla tabella di legno, l'ultimo dei 5 adesivi, e poi collasso, colto da tremori, la temperatura è di 10 gradi, per cui è meglio se cerchiamo un posto per nutrirci mentre aspettiamo Mick e Rocco che vengano a recuperarci… Il primo ristorante stà chiudendo, peccato perchè c'è un bel calduccio dentro, ma poi troviamo il Pinky  che ci accoglie e ordiniamo un thè caldo, perchè avevamo saltato quello delle cinque e noi siamo gentleman, gentleman che vestono all'americana, e poi ordiniamo una pizza con speck e gorgonzola e una tagliata con le patate tremenda, ma sfatti come siamo mangiamo anche il piatto! 

Anche questa è fatta penso e sono contento, anche se il problema del compiere le imprese è che appena ne hai compiuta una,poi una domanda sola ti ronza nella testa: what's next? 
PS: se ingrandisci la foto scoprirai cose mai viste!

PPSS: Dopo la missione il nuovo idolo di Malatesta è Luigi Malabrocca….. Malabrocca era pipa ancor prima di essere Malabrocca. 
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